Ron in auto tranquillo

Ron continua ad avere una passione sfrenata per le auto.
Quelle degli altri, perché aspetta di veder scendere prima o poi qualcuno che conosce. Se un’auto sta per parcheggiare, non c’è modo di schiodarlo, deve assolutamente vedere chi scende (e ha una vera passione per i parcheggi, dove rimarrebbe per ore). E chi scende rimane piuttosto interdetto nel vedersi questo cagnone che lo punta con lo sguardo fisso. E se solo accenna un “ciao cagnone”, ha segnato il suo destino…
Ma ha una passione sfrenata anche per la mia, di auto, non perché non vede l’ora di andare a fare qualche gita in campagna come molti altri cani, ma perché spera di essere riportato “a casa”, quella in cui ha trascorso i primi 11 anni della sua vita.
I primi giorni che era con me ¬– faceva ancora molto caldo – al mattino lo portavo in auto al parco delle Groane. Prima lo portavo fuori in strada di fronte a casa per una pipì, poi rientravo nel condominio dal cancello del passo carraio per raggiungere l’auto in garage. Dopo due volte lui aveva registrato la posizione dell’auto e come raggiungerla e da allora la sua routine era: esco dal portone, vado a destra verso la prima aiuola dall’altra parte della strada per fare una pipì veloce e poi torno di corsa verso il cancello per andare all’auto. Hai voglia a schiodarlo dal cancello per convincerlo che si procede a piedi, spesso bisogna/va veramente trainarlo (poi una volta che supera una certa distanza da casa, abbandona quella rappresentazione e prende a camminare, a volte anche molto spedito, e c’è il rischio che mi tenga fuori per 2 ore, ma questa è un’altra storia).
Decisa a togliergli questa abitudine che rendeva una vera impresa le uscite a piedi (e praticamente impossibile proseguire a piedi verso destra una volta usciti dal portone, dato che voleva ASSOLUTAMENTE tornare a sinistra verso il passo carraio), ho smesso di fargli fare pipì fuori prima di andare all’auto. Quando usciamo in auto, scendiamo dritti dall’ascensore verso il cortile dei garage. Quando invece usciamo a piedi, svoltiamo a destra lungo il corridoio condominiale. Lui cerca sempre di andare dritto verso il cortile quando scendiamo dall’ascensore, ma una volta che lo convinco a svoltare a destra, a quel punto gli è chiaro che si va a piedi. Ancora prova spesso a tornare verso il cancello una volta in strada, ma con sempre meno convinzione. In compenso, quando rientriamo dalla passeggiata a piedi, spesso rientriamo dal cancello, e a quel punto ci prova sempre a tirarmi verso il garage…
Sono quindi arrivata alla conclusione che bisognava sradicare alla base il suo rapporto ossessivo con l’auto. Il mio ragionamento è stato: Ron associa l’auto con la possibilità di essere riportato a casa. Se usiamo l’auto solo saltuariamente, per lui rimarrà un evento straordinario su cui proiettare i suoi desideri. Se invece usiamo l’auto tutti i giorni per andare alla qualunque, facendo ripetere continuamente l’esperienza di andare-in-auto-ma-non-tornare-alla-vecchia-casa, pian piano la sua rappresentazione degli spostamenti in auto dovrebbe modificarsi. Così ho iniziato a prendere l’auto quasi tutti i santi pomeriggi, complici le belle giornate di sole, per andare in posti qualsiasi nei dintorni (del resto quasi ogni cittadina del circondario è meglio di Rho, più bella e più verde, e ogni tanto torniamo anche al parco delle Groane). Nel giro di due giorni, Ron ha associato l’uscita del pomeriggio con l’auto e al pomeriggio era eccitatissimo prima ancora che io iniziassi a prepararmi ad uscire, mettendosi a saltare sul pianerottolo e trascinandomi giù dalla rampa di scale che raggiunge i garage. Va detto che ogni tanto capita anche che l’auto sia parcheggiata in strada e non in garage, per cui se, nel pomeriggio, invece di scendere in garage lo portavo fuori in strada, iniziava come un pazzo e cercare l’auto su e giù per la strada. Una volta ho deciso, sempre nell’uscita pomeridiana, che saremmo andati a piedi perché non avevo tempo/voglia di uscire in auto… non c’è stato verso, era talmente eccitato alla ricerca dell’auto che non sono riuscita a convincerlo a proseguire a piedi. Mi sono chiesta se non avevo creato un mostro… ma ho tenuto duro.
Per modificare la sua rappresentazione dell’auto, ho anche cercato di farlo soggiornare in auto per dei periodi, in modo che l’auto non sia solo più un mezzo per andare da qualche parte, ma anche un luogo in cui soggiornare, da solo o con me. Così lo metto in auto quando vado al supermercato a fare la spesa, lo faccio scendere per quattro passi una volta giunto sul posto, poi lo faccio risalire e lui mi attende tranquillo finché ritorno. L’ho anche lasciato in auto per alcune ore mentre io ero ad un corso e andavo da lui ogni tot per farlo uscire o per stare con lui. Abbiamo mangiato insieme in auto, ci siamo sdraiati insieme in auto, ecc. (tolti i sedili posteriori, la mia auto è praticamente un furgoncino, per cui ha tutto lo spazio per alzarsi, girarsi e muoversi; ci possiamo tranquillamente dormire in due).
Lentamente forse le cose stanno cambiando. Da qualche giorno, quando usciamo a piedi, riusciamo a proseguire verso destra dopo la prima pipì, senza tornare necessariamente verso il cancello. Oggi, in auto, per la prima volta, Ron si è sdraiato ed è rimasto tranquillo sul materassino per tutto il viaggio di andata. Normalmente durante il viaggio di andata sta in piedi tutto il tempo e si agita, rischiando per altro di cadere e farsi male in occasione di curve e frenate.
Al di là di queste strategie, solo il tempo e il coltivare una bella e sana relazione con lui, potrà eventualmente un giorno aiutarlo a lasciare andare il passato. Ma intanto, si fa quel che si può.
La strada verso il considerare me, la mia casa e la mia auto il suo nuovo mondo è ancora lunga e alle volte è davvero sconfortante (anche perché quando ci si mette è un vero testone), ma ci siamo sopra e andremo avanti.

Post su Facebook del 28 novembre 2023