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Elena Grassi
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Accompagnamento nella vecchiaia e nel fine vita

“Quando smetterà di mangiare saprai che è arrivato il momento”

Il momento per cosa? Ma è proprio così?

cane Labrador anziano

Ogni tanto mi capita di incrociare sui social il post di qualcuno con un cane anziano e malato che si chiede se l’animale stia soffrendo per il fatto di non poter fare più quello che faceva prima (per esempio muoversi), se sia giusto “lasciarlo andare”, se tenerlo in vita sia egoistico, e cose simili.

Tali post ricevono di solito un gran numero di commenti dove ciascuno dice la sua e spesso racconta le sue più o meno infelici esperienze elargendo consigli.

Al di là del fatto che chiedere consigli sui social su una cosa del genere è qualcosa che, se siamo confusi, normalmente ci confonderà ancora di più, anche perché si viene sommersi dal vissuto emozionale degli altri e dalle loro proiezioni, per cui personalmente sconsiglierei di farlo, vorrei qui concentrarmi su un certo tipo di risposta a questo genere di domanda che ho visto più volte e che trovo sia espressione di una forma di pensiero molto comune, e anche di una mancanza di conoscenza su cosa sia il processo di morte.

La risposta/consiglio suona più o meno così: quando smetterà di mangiare saprai che è arrivato il momento.

Per qualcuno che arrivasse da un altro pianeta e fosse appena atterrato sul nostro, la prima domanda che sorgerebbe spontanea di fronte a una frase così è “il momento per cosa?”

Ma noi che sul pianeta terra ci viviamo da tempo sappiamo bene a cosa si fa riferimento: la famosa puntura. Quella per “addormentare” il cane, come a molti piace dire per addolcire la pillola.

A me piace chiamare le cose col loro nome e dico ucciderlo, o sopprimerlo.

Naturalmente pensiamo di farlo per il suo bene, ma non voglio analizzare questa questione in questa sede. Tutta la questione dell’eutanasia è estremamente complessa e non può essere sviscerata in breve. Qui, come dicevo, vorrei focalizzarmi sulla suddetta affermazione: “quando smette di mangiare saprai che è il momento”.

Questa frase ha un senso solo se vista all’interno di un paradigma a cui gran parte delle persone aderiscono senza rendersene conto.

Tale paradigma comprende vari presupposti:

  1. la parte finale della vita e il processo di morte sono qualcosa di orrendo, sono sinonimi di sofferenza e quindi meglio evitarli;
  2. visto quanto sopra, facciamo solo un favore al nostro animale a evitargli l’ultima fase della vita “regalandogli” una morte celere (noi siamo esseri superiori e quindi sappiamo cosa è meglio per lui, senza renderci conto che spesso facciamo solo ciò che è meglio, o più facile, per noi, ovvero evitare di affrontare il fine vita con lui);
  3. l’animale non ha preferenze rispetto al proprio fine vita, in quanto non è in grado di comprenderne il senso, e quindi noi abbiamo il diritto di scegliere al posto suo;
  4. la vita dell’animale vale comunque meno di quella umana, alla quale l’eutanasia non è così facilmente applicabile, almeno qui in Italia;
  5. semplicemente non è pensabile far morire un animale in casa (troppi imprevisti, troppo impegno, ecc. ecc.)
  6. semplicemente con gli animali si fa così; oppure l’ha consigliato il veterinario e se lo consiglia il veterinario sicuramente avrà ragione.

La delega al veterinario è la via più semplice per scaricare una responsabilità, e siccome ai veterinari viene insegnato solo a fare le eutanasie e non ad accompagnare l’animale nel fine vita, il risultato è quello attuale: una percentuale fra il 95 e il 99% degli animali finisce la propria vita ucciso da un veleno.

Personalmente ho dovuto sentirmi dire da una veterinaria una frase come “non si aspetti che muoia da solo!” E questo la dice lunga sulla forma mentis dei veterinari che escono dall’università al giorno d’oggi.

È un dato di fatto che un sacco di persone danno per scontato che la vita degli animali debba finire con la puntura. È una consuetudine ormai entrata nella nostra cultura, una forma mentis molto comoda che ci rende possibile evitare di confrontarci con la morte per un periodo di tempo piuttosto lungo, quello richiesto da un fine vita naturale.

Per questo motivo leggendo post e articoli sul web sull’argomento sembra che l’unico dilemma non sia tanto se fare l’eutanasia o meno, ma piuttosto QUANDO farla, quando capire che è “il momento giusto”.

Queste brevi e limitate premesse erano necessarie per dare un minimo di contesto, perché qui entra in gioco la risposta da cui sono partita: quando smette di mangiare saprai che è il momento.

Tale risposta presuppone, oltre tutto quanto elencato sopra, anche il fatto che smettere di mangiare sia il segnale che è venuta meno, nell’animale, la voglia di vivere, che quindi l’animale ci stia segnalando, smettendo di mangiare, che è pronto per andarsene.

Questo è in parte vero. Ma essere pronti per andarsene non significa chiedere di essere soppressi all’istante con una puntura che ci blocca la respirazione.

Fra parentesi, un animale, anche anziano e malato, potrebbe smettere di mangiare per motivi contingenti e non necessariamente perché sta entrando nel processo di morte. Ma, sempre ai fini di semplificare il discorso e focalizzare l’argomento, diamo per scontato che il caso di fronte a noi sia effettivamente così, ovvero che un animale anziano e malato a un certo punto smetta di mangiare perché si sta avvicinando alla fine della vita.

Ma ha davvero perso la volontà di vivere?

È facile riconoscere la volontà di vivere in un animale che mangia, beve, interagisce con altri esseri, gioca, esplora, ecc.

Meno evidente è la volontà di vivere quando un animale dorme, ma non diremmo che un animale che sta dormendo ha perso la voglia di vivere.

Non sempre la voglia di vivere è evidente.

Un animale malato o ferito potrebbe rifiutare di mangiare, ma non per questo avere perso la voglia di vivere. Anzi, digiunare è lo strumento  principale che ha per guarire, ma di questo noi di solito non siamo consapevoli.

Il fatto è che la vita è fatta di cicli, e ciascun ciclo ha caratteristiche differenti. Ci sono grandi cicli dati dall’età; all’interno di questi vi sono altri cicli più brevi dati dalle condizioni specifiche dell’animale.

Se non conosciamo quali siano le caratteristiche di una certa fase, potremmo fraintendere il significato di determinati comportamenti.

Nella nostra cultura occidentale abbiamo in generale una conoscenza del processo di morte pari a zero. Sappiamo tutto del concepimento e della nascita, dell’evoluzione del feto, del neonato, del bambino, ma non sappiamo nulla della parte finale della vita. Nei film la morte viene rappresentata come qualcosa che avviene in poco tempo, quasi istantaneamente. Una persona ancora è cosciente e pronuncia le sue ultime parole e un attimo dopo chiude gli occhi, china la testa ed è morto. Nella vita vera, nel 99% dei casi, non è così. Il fine vita è un processo e un processo richiede tempo. Ma se non sappiamo cosa aspettarci, questo processo potrà solo farci paura, tanto più che precede la morte, una cosa con cui abbiamo un pessimo rapporto.

Tuttavia, il processo di morte è qualcosa di naturale, che avviene a prescindere di quanto ci piaccia o meno. Il corpo è programmato per formarsi, crescere ed evolvere, ma è programmato anche per morire. Il corpo sa come morire, e per farlo deve attraversare delle fasi. Non può spegnersi istantaneamente, a meno di forti traumi.

Noi umani abbiamo perso il contatto con il nostro corpo (e spesso anche con le nostre emozioni, che non sappiamo riconoscere, e che si esprimono proprio attraverso il corpo) viviamo proiettati nella nostra mente, quindi non sappiamo ascoltarlo. I nostri animali, invece, di solito hanno conservato tale contatto. Dato che non hanno sviluppato una mente ipertrofica come la nostra, necessariamente hanno un contatto più diretto col proprio corpo (e anche con la propria anima, che lo guida).

Questo nonostante molti animali, in particolare i cani, spesso, grazie alla nostra selezione e al contatto stretto con noi, abbiano perso molta della saggezza istintiva degli animali selvatici. Tuttavia hanno ancora un contatto sufficiente col proprio corpo per saperne seguire gli impulsi nel momento in cui si avvicinano alla fine della vita.

Nel momento in cui si avvicina il fine vita, una delle prime cose che di norma succede è che l’animale perde l’appetito e quindi la voglia di mangiare. Spontaneamente, rifiuta il cibo.

Questo significa che ha perso la voglia di vivere? NO.

Significa solo che sta ascoltando il suo corpo, il quale si sta avvicinando al processo finale o vi sta entrando, e gli sta dicendo che in quella fase della sua vita, mangiare sarebbe controproducente e causerebbe solo disagio, perché il corpo si sta apprestando a “spegnersi”, quindi gli organi gradualmente ridurranno le loro funzionalità. Di conseguenza lo stomaco e l’intestino non sono più in grado di elaborare il cibo, cibo che del resto sarebbe inutile, perché un corpo morente non ha bisogno di accumulare energia per un futuro che non ci sarà.

L’animale non ha perso la voglia di vivere, è semplicemente entrato nella fase finale della vita. Sta assecondando ciò che l’anima e il corpo gli dicono che sia giusto fare.

La voglia di vivere non si esprime solo con dei processi esteriori e visibili, ma si esprime anche con dei processi interiori: esperisco, imparo, evolvo, espando la mia coscienza, ecc.

Nella fase attiva questi processi sono meno visibili dall’esterno, ma ci sono sempre. Nel mentre esperisco, cresco ed evolvo. Nell’ultima fase della vita gli eventi esteriori si riducono al minimo, mentre quelli interiori occupano il palcoscenico: l’animale si muove poco, si interessa poco a ciò che avviene all’esterno, non ha voglia di fare e arriverà, col passare dei giorni, a essere totalmente introiettato verso l’interno. Ed è all’interno che avviene la maggior parte dei processi in questa fase della vita, all’interno del corpo e all’interno dell’anima, e dell’essere tutto nel suo complesso. Ma noi umani siamo focalizzati sull’esteriorità, su ciò che appare, non siamo allenati all’ascolto interiore e alle profondità dell’essere, per questo spesso non cogliamo l’importanza di questa fase della vita.

Un animale che smette di mangiare non vi sta chiedendo: fammi una puntura per aiutarmi a morire.

Vi sta chiedendo di stargli accanto in questa fase delicata in cui si sente vulnerabile e in cui voi siete la sua sicurezza, perché voi siete la sua base sicura. Se riuscirete a rimanere sereni e centrati potrete essere presenti per lui nel suo percorso di fine vita, dandogli così la possibilità di esperirlo fino all’ultimo respiro.

Un animale che smette di mangiare vi sta semplicemente segnalando che si sta avvicinando per lui il momento di lasciare il suo corpo. Per lui è un percorso naturale su cui ci può insegnare molto.

È facile? No. Ma può essere una bellissima esperienza.

La prima cosa da fare, se non vogliamo farci trovare impreparati di fronte all’ultima fase della vita del nostro animale, è informarci su cos’è la fine della vita, come avviene e come prepararci, sia praticamente che interiormente, ad essa. Non è qualcosa che si fa in poco tempo. Ci potrebbe richiedere di cambiare radicalmente la nostra visione della vita e della morte.

Mettere a disposizione risorse a questo fine e sostenere le persone che decidono di accompagnare i loro animali nel fine vita fa parte del mio lavoro. Sto lavorando a dei corsi che saranno disponibili online fra qualche tempo. Nel frattempo sono sempre disponibile per percorsi o incontri individuali a distanza.

byElena/10 Giugno 2026/inAccompagnamento nella vecchiaia e nel fine vita

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Sostengo e accompagno i custodi di animali nelle difficoltà: educazione, problemi comportamentali, vecchiaia, fine vita, elaborazione del lutto

Grandi cambiamenti come un trasloco sono sempre un Grandi cambiamenti come un trasloco sono sempre una sfida, tanto per noi che per i
nostri animali. La differenza è che noi possiamo capirne il motivo e sappiamo che nel giro di poco tempo tutto tornerà alla normalità, anche se in un luogo diverso. I nostri animali invece non possono capire perché a un certo punto in casa inizi il caos, tutto ciò che hanno conosciuto fino a quel momento viene smantellato, spesso c’è un gran trambusto e agitazione emozionale, e si trovano di punto in bianco catapultati in una nuova realtà. Nel video dò alcune indicazioni e mostro la prima visita del mio cane
anziano Ron alla nostra nuova casa.

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Nel processo di avvicinamento alla morte, spesso l Nel processo di avvicinamento alla morte, spesso l’animale a un certo punto smette di mangiare. È un fatto naturale e fa parte del processo. Non è raro però che questo fatto venga interpretato come una dimostrazione che l’animale non ha più voglia di vivere e come giustificazione per una scelta di eutanasia, o addirittura come una richiesta di essere aiutato a morire.
Ma l’animale davvero non ha più voglia di vivere?
L’accompagnamento empatico al fine vita naturale permette all’animale di vivere fino in fondo la sua vita e il processo naturale della morte.

NB questo reel è uno spezzone di un video di 13 minuti pubblicato su YouTube a cui rimando per una maggiore comprensione del contesto (link in bio).

Per approfondire, trovate anche un articolo sull'argomento nel mio blog (link al sito in bio).

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NB questo reel è uno spezzone di un video di 13 mi NB questo reel è uno spezzone di un video di 13 minuti pubblicato su YouTube a cui rimando per una maggiore comprensione del contesto (link in bio).

Nel processo di avvicinamento alla morte, spesso l’animale a un certo punto smette di mangiare. È un fatto naturale e fa parte del processo. Non è raro però che questo fatto venga interpretato come una dimostrazione che l’animale non ha più voglia di vivere e come giustificazione per una scelta di eutanasia, o addirittura come una richiesta di essere aiutato a morire.
Ma l’animale davvero non ha più voglia di vivere?

Per approfondire, trovate anche un articolo sull'argomento nel mio blog (link al sito in bio).

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Quando un animale è anziano e malato spesso le per Quando un animale è anziano e malato spesso le persone si interrogano chiedendosi se stia soffrendo, non solo relativamente a un eventuale dolore fisico, ma se stia soffrendo perché non riesce più a fare quello che faceva prima. Si chiedono se sia giusto intervenire con una eutanasia e se abbiamo il diritto di porre fine alla loro vita in anticipo rispetto al processo naturale.
In risposta a queste domande una frase che si sente molto spesso è "Quando smetterà di mangiare saprai che è arrivato il momento".
Sembra che per molti la domanda non sia tanto se sia giusto fare una eutanasia o meno, cosa che danno per scontata, ma solo "QUANDO farla".
Se sia giusto fare un'eutanasia o meno non è oggetto di questo video. Qui mi concentro su questa idea che il fatto che l'animale smetta di mangiare sia una sorta di segnale, quasi di autorizzazione, o persino una richiesta rivolta a noi, che dice "voglio morire, aiutami".
Ma è proprio così, o stiamo proiettando le nostre idee e le nostre paure sull'animale? Qual è il vero significato dello smettere di mangiare in quella fase della vita? 

Questo reel è uno spezzone del video completo, che trovate nel mio canale YouTube (link in bio).

Per approfondire, trovate anche un articolo sull'argomento nel mio blog (link al sito in bio).

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TRIBUTO AD ARGO Sei nato in una fredda notte d’in TRIBUTO AD ARGO

Sei nato in una fredda notte d’inverno, come me. Da una madre assente e anaffettiva, come me.
Da sempre a disagio nel mondo umano, come me. Ma dentro avevi tanta forza, sani istinti, un sano orgoglio, un cuore indomito... come me.
In qualche modo ci siamo riconosciuti.
Ora so che vedevo in te tante cose che sapevo di avere ma che non riuscivo ad esprimere. Purtroppo lungo la strada, molto difficoltosa, hai pagato certe conseguenze per le mie insicurezze, paure, blocchi.
Hai sofferto con me quando ho sbattuto la testa contro i muri, tirato calci e urlato. 
Allo stesso tempo ci siamo goduti tanti bei momenti insieme, come le lunghe scorribande a caccia nelle campagne o nei boschi, dove ti ammiravo saltare come un capriolo.
Non ti perdevi mai. Mi hai insegnato che non era necessario avere il controllo su di te perché tornavi sempre. Forse volevi dirmi che potevo lasciare uscire la mia parte più selvaggia e fiera senza timore, e fregarmene del giudizio altrui. Ma ci sto arrivando solo ora. Ho i tempi lunghi, e i tempi lunghi non vanno d’accordo con lo spazio di vita di un cane. 
Abbiamo vissuto momenti belli, momenti brutti, momenti noiosi, momenti intensi. Ti ho accompagnato in ogni istante, fino all’ultimo respiro.
Sono quattro anni che te ne sei andato. Non avevo più ripreso in mano le tue foto in maniera metodica. Ma ora nella mia vita si sta chiudendo un capitolo e se ne sta aprendo uno nuovo.
Me ne vado da questa casa, che è stata la mia e la tua prigione. 
Per cui ora che lascio questi luoghi, ho sentito il bisogno di riprendere in mano i ricordi e farti tributo della mia riconoscenza. Non avrò più davanti ai miei occhi continuamente i luoghi che abbiamo condiviso e che spesso ho odiato. Ti porterò con me in un altro modo.
Sono immensamente grata di aver potuto vivere per più di quindici anni accanto a te. Spero che tu possa sentire il mio amore e la mia riconoscenza, ovunque tu sia. Prima o poi ci incontreremo di nuovo, in chissà quale forma, perché l’amore vero è indistruttibile.

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ACCOMPAGNARE I NOSTRI ANIMALI NELLA VECCHIAIA AFFR ACCOMPAGNARE I NOSTRI ANIMALI NELLA VECCHIAIA
AFFRONTARE GLI ALTI E I BASSI

Ieri Joy non ha mangiato tutto il giorno, ha solo leccato un po’ di brodo di pesce. Stamattina però, anche se con tono dimesso rispetto al solito, è venuta a prendermi in camera da letto e mi ha condotto in cucina, dove ha gradito un po’ di cibo.
Verso la fine della vita questo tipo di oscillazioni dell’appetito sono frequenti. Fino all’altro ieri sembrava uscita brillantemente dall’ultima crisi e alla mattina si lamentava a squarciagola per avere la sua pappa. Poi all’improvviso una nuova regressione.
Joy ha insufficienza renale e diversi altri problemi. Tutto il suo sistema è ormai in squilibrio. L’insufficienza renale causa accumulo di tossine nel corpo e digiunare le permette di interrompere l’accumulo di tossine per un po’. Per questo dopo i digiuni si riprende almeno in parte.
In questa fase nessuno può prevedere come si evolveranno le cose. Potrebbe a breve lasciarsi andare e morire nel giro di pochi giorni, oppure potrebbe riprendersi e vivere ancora per chissà quanto. È una fase difficile per chi vorrebbe poter avere tutto sotto controllo. Occorre lasciare andare, calmare la mente e lasciarsi guidare dall’animale.

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L'ATTESA Joy in questi giorni ha compiuto 18 anni L'ATTESA

Joy in questi giorni ha compiuto 18 anni. Un paio di vite se l'è sicuramente già giocate in passato e ora non è messa molto bene.
Da ieri pomeriggio ha smesso di mangiare, ma lo ha fatto diverse volte negli ultimi tempi e poi si è ripresa, quindi questo sintomo di per sé non indica molto. Certamente ha un'aria abbattuta, ma ancora rimane fra noi e si gode  il mezzo sole. 
Il mio desiderio sarebbe che vivesse abbastanza a lungo da potersi godere il giardino della nuova casa. Ma la Vita potrebbe decidere diversamente, e a me non rimane altro che esserci per lei e rimanere in attesa, elaborando i miei sensi di colpa per averle fatto trascorrere gran parte della sua vita in appartamento.

Per tutti coloro che volessero approfondire il tema dello smettere di mangiare verso la fine della vita, e il riflesso automatico all'eutanasia che spesso scatta in questa situazione, ho pubblicato nei giorni scorsi un nuovo articolo a riguardo sul mio sito e fra poco pubblicherò anche un video sul mio canale YouTube.
https://elenagrassi.it/accompagnamento-nella-vecchiaia-e-nel-fine-vita/

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THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN’ Lasciare andare que THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN’

Lasciare andare questi luoghi non è facile. Ci sono nata e cresciuta; in questo stesso appartamento, con questi stessi panorami. 
A un certo punto me ne ero andata, ma poi di nuovo questi luoghi mi hanno risucchiato indietro. Sono passati circa 15 anni da quando sono tornata a vivere qui, ed è stata una dannata fatica ritrovare il contatto con me stessa e la forza di venirne fuori. I passaggi sono stati tanti, lenti e difficili, ma ora sta per succedere. Me ne vado. Negli ultimi anni mi sono data molto da fare per rendere gli spazi interni della casa sempre più consoni al mio modo di essere, fino al limite del possibile. Limite ormai raggiunto; è ora di cambiare.

La nuova casa è già decisa, avrò le chiavi a fine luglio. Rimane da trovare a chi lasciare in eredità questi vecchi luoghi. Sembrerebbe una semplice compravendita immobiliare, ma non è così. Mi sono resa conto che per me non è indifferente a chi lascio questi luoghi, che ho tanto odiato e tanto amato al tempo stesso e sono parte di me, nell’ombra e nella luce. Anche per la casa stessa sarà un salto evolutivo, dato che è sempre stata proprietà della mia famiglia da quando è stata costruita fino a oggi. Oggi della mia famiglia rimango solo io, quella con la corazza più dura e lo spirito più indomito. Ed è ora che esca dalla crisalide e spicchi il volo.

Mi attende un futuro ignoto ma pieno di possibilità. Spero tanto che i miei due vecchietti, nonostante tutti i loro acciacchi, non scelgano di lasciarmi sola proprio ora, ma che vogliano accompagnarmi nei miei primi passi di questa avventura. Joy, la micia, potrebbe finalmente di nuovo godere di un giardino, come era nei primi tempi, quando l’ho adottata, tanti anni fa. E Ron potrebbe fare l’esperienza di un cambiamento importante vissuto insieme, amato e accompagnato, invece che abbandonato. Ma a volte sento che le loro vite sono un po’ appese a un filo e risentono a loro volta dei cambiamenti in corso. La scelta in ogni caso non è mia bensì è loro, e della saggezza della Vita stessa. 
Prego che tutto possa avvenire per il massimo bene di ogni essere coinvolto. E Lupo Selvaggio vigila.

#nuovavita
#cambiamento
#EsCAC
RON, LA SUA NUOVA VET E LA SEDUTA DI AGOPUNTURA P RON, LA SUA NUOVA VET E LA SEDUTA DI AGOPUNTURA

Prima di incontrare lei le sedute erano sempre una lotta. Ron era così stressato che non stava fermo. Ora invece si sdraia e si lascia fare.
È importante trovare un veterinario che si prenda il tempo di creare una buona relazione con il cane. Rende tutto più piacevole e massimizza l’effetto della terapia.
L’agopuntura può essere un grande aiuto per i cani anziani con artrosi.
Unita ad altri rimedi e terapie permette di evitare di ricorrere a farmaci di sintesi con gravi effetti collaterali.

#caneanziano
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#nuoveimpronte
#ElenaGrassi
Nonostante abbia a disposizione una fontanella e u Nonostante abbia a disposizione una fontanella e una ciotola, Joy chiede spesso di bere acqua corrente dal lavandino (avendo insufficienza renale ha bisogno di bere molto ed evidentemente l'acqua fresca la soddisfa di più). Se non mi accorgo che è lì, lei rimane ad aspettare nel lavandino finché si addormenta ❤️
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Educatrice cinofila FICSS-ASI (tesserino tecnico n. 6953).*

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*Professioni non organizzate in ordini e collegi ai sensi della L. 4/2013.

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Lavoro in presenza nelle province di MI nord-ovest, NO, VA sud, CO sud, MB. Faccio consulenze a distanza online.

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