L’animale selvatico difficilmente diventa molto anziano. Vive bene fino a che la sua forma fisica gli permette di procacciarsi il cibo o di sfuggire ai predatori. Esiste testimonianza, per gli animali che vivono in branco, del fatto che a volte gli altri membri del branco si prendono cura degli esemplari anziani o in qualche modo debilitati, per esempio portando loro del cibo. Ma non è un fatto scontato, non può durare molto a lungo, e dipende molto dalla disponibilità di cibo. Un animale non più abile è destinato a nutrirsi sempre meno e sempre peggio e questo favorirà il suo deperimento.
Gli animali che vivono con noi invece, vivendo in una situazione dove non devono procacciarsi il cibo (anzi, spesso ne hanno fin troppo a disposizione, ma questo è un altro problema), hanno la possibilità di fare un’esperienza diversa.
Meriterebbe un discorso a parte il fatto che oggi gli animali che vivono con noi tendono ad ammalarsi delle stesse malattie di cui soffrono gli esseri umani, quindi malattie degenerative, cancro, ecc. Quindi la loro vita da un lato si allunga e dall’altro perde in qualità, esattamente come la nostra, e c’è molto che possiamo fare per far sì che la loro vecchiaia sia la più sana possibile. Le basi per farlo si pongono ovviamente durante tutta la vita, con cibi sani e appropriati per la specie, con l’evitare vaccini inutili e farmaci e presidi chimici somministrati ripetutamente (antiparassitari di sintesi di vario genere) e che vanno a caricare di tossine il corpo dell’animale, e in generale col ricorso ad approcci preventivi e curativi naturali, uno stile di vita attivo e vario ma non eccessivamente stressante e un ambiente famigliare sereno. Tutto questo merita approfondimenti che non sono l’oggetto di questo articolo.
Torniamo all’esperienza dell’animale anziano dal punto di vista psico-evolutivo.
L’esperienza che l’animale che invecchia può fare accanto all’uomo è molto diversa da quella che potrebbe fare in natura. Mentre in natura la perdita dell’agilità e delle forze è una condanna a una sempre maggiore debolezza e spesso anche solitudine, con un deperimento progressivo che porterà inevitabilmente alla morte nell’arco di un tempo limitato, accanto all’uomo l’animale può sperimentare qualcosa di diverso.
Nel momento in cui sente le forze che diminuiscono e il corpo che non risponde più tanto bene ai suoi comandi – come avviene per esempio con l’artrosi – l’animale, invece di ritrovarsi sempre più solo e impotente, grazie alla figura del suo custode può fare un’esperienza diversa.
Naturalmente, perché questo avvenga occorre che il custode dell’animale sia pronto e disponibile a sostenere il suo amico animale come meglio possibile. L’animale potrà fare l’esperienza di sentirsi accolto e sostenuto nella sua debolezza. Anche se non ha più le forze per essere potenzialmente autonomo, non deve preoccuparsi, perché non gli mancheranno il cibo, un giaciglio caldo e morbido, un tetto sulla testa, e soprattutto un sostegno emozionale.
Quest’ultimo elemento è essenziale. Se il custode fornisce cure e attenzioni, ma nel farlo è pieno di ansie e paure rispetto alla condizione dell’animale, non farà che trasmettergli tali ansie e paure. L’animale in quel caso percepirà di esserne la fonte e non potrà che risentirne.
Per questo, accompagnare degnamente ed efficacemente i nostri animali nel fine vita richiede – oltre a un impegno fisico e pratico – un notevole lavoro interiore, perché si tratta di guardare in faccia la vecchiaia con gli acciacchi e i problemi che spesso essa porta con sé. Significa avere di fronte costantemente il fatto che la vita del nostro animale si avvicina alla fine, e se non siamo pronti ad accogliere questo evento, anche il nostro prenderci cura del nostro animale anziano sarà improntato alla necessità di “salvarlo” a tutti i costi e di far durare la sua via il più a lungo possibile solo per sedare la nostra paura del distacco. Questo tipo di atteggiamento interiore rischia di essere deleterio per l’animale, che finirà per assorbire tali stati emotivi, a detrimento del suo benessere, in quanto le nostre azioni saranno ispirate dalla paura della perdita invece che dall’amore vero.
Accompagnare un animale anziano, tanto più se di grossa taglia, può risultare molto impegnativo, sia in termini psicofisici che anche in termini pratici ed economici, soprattutto se siamo determinati a ricorrere a tutti gli strumenti e i rimedi che gli approcci integrati ci mettono a disposizione e non ci limitiamo a chiedere al primo veterinario che capita la pastiglia per placare il dolore o l’iniezione “magica” che lo rimette in piedi (al prezzo di gravissimi effetti collaterali).
Può succedere che l’animale a un certo punto abbia difficoltà a camminare ed alzarsi, che diventi incontinente, che l’apparato digerente diventi molto sensibile con diarree alternate a stitichezza, che inizi a sporcare in casa e sul materassino e tanto altro ancora. Tutte cose che richiedono il nostro impegno anche mentale, per individuare nuove soluzioni e accogliere intuizioni, anche a livello pratico e organizzativo, per affrontare le sfide della vita.
L’animale, dal canto suo, farà questo percorso insieme a noi. Se noi ci apprestiamo a prendercene cura con presenza e ascolto, lui sentirà che, al mutare delle sue condizioni, noi ci adeguiamo e cerchiamo nuove soluzioni. Che non ci perdiamo d’animo e che siamo presenti per lui. Che, per esempio, non ci arrabbiamo se sporca in casa, o se il suo incedere diventa terribilmente lento, ma ci adeguiamo ai suoi ritmi e accogliamo gli aspetti meno piacevoli di questa fase della vita. A un certo punto verranno meno alcuni aspetti della sua vita con lui, come il gioco, le passeggiate in campagna o nei boschi, che ovviamente erano un piacere anche per noi, per cui dovremo trovare il modo di compensare questa mancanza per il nostro stesso equilibrio.
Una vecchiaia ben vissuta, per un animale, rappresenta un salto evolutivo. A livello più ampio, l’esperienza positiva che l’animale anziano farà con noi potrà andare a guarire almeno una parte delle tante esperienze di morte violenta e precoce, di trascuratezza e abuso, che il mondo animale ha esperito e continua a esperire, proprio per mano dell’uomo. È infatti un’esperienza nuova nel percorso evolutivo del mondo animale, della sua specie, ma anche dell’anima individuale, che gli permette di conoscere cosa sia l’amore incondizionato applicato alla soluzione dei problemi.
È possibile che l’animale debba imparare ad avere pazienza, più di quanta forse ne mostrava quando era più giovane. La pazienza magari di sottostare a manipolazioni di cui non è entusiasta ma che sono necessarie (per applicargli un’imbracatura o per pulirlo, per esempio). O ancora pazienza di attendere di essere aiutato per poter salire in auto o fare le scale. E così via. A seconda delle patologie in corso, la vecchiaia può essere più o meno pesante, ma certamente per l’animale sapere di poter contare sul sostegno del suo umano o famiglia di riferimento che gli forniscono l’amore e le cure necessarie senza gravare su di lui con le loro paure e ansie, è un’esperienza nuova e unica.
A noi dunque l’arduo compito di essere pronti per questo, sia dal punto di vista pratico – quindi sapere cosa e come fare, a chi rivolgersi, quali risorse mettere in azione – sia dal punto di vista interiore, quindi con presenza e calma, avendo la consapevolezza delle proprie emozioni e sapendole gestire (non reprimere) per evitare il più possibile di farle gravare sull’animale.
È utile quindi prepararsi da tutti i punti di vista: essere informati, lavorare su di sé, creare attorno a sé una rete di sostegno (famigliari e amici ma anche veterinari e terapeuti con diverse specializzazioni, dogsitter, ecc.).
Va da sé, dal mio punto di vista, che una volta accompagnato l’animale nella vecchiaia con questo approccio, si continui poi a farlo nell’ultima fase della vita, quella che si esaurisce col processo di morte, continuando a lavorare sulle nostre paure e i nostri attaccamenti, garantendo le necessarie cure palliative, per permettere all’animale di vivere la sua vita fino all’ultimo istante. Ma di questo parlo in altri articoli dedicati specificatamente a questo tema.


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