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ATTIVITÀ

 

Gli animali trovano cittadinanza nella costituzione tedesca
articolo di Elena Grassi

dalla rivista "Amici di Paco" n. 20, anno 2002

 

Buone notizie: il parlamento tedesco ha approvato un emendamento alla costituzione che prevede la tutela degli animali, conferendo quindi alla questione dei diritti degli animali una dignità di livello costituzionale e quindi di principio fondamentale.

La notizia - segnalata al Fondo Amici di Paco da un suo attento sostenitore - potete leggerla alla pagina web http://www.cnn.com/2002/WORLD/europe/05/17/germany.animals/index.html. Risale al 17 maggio scorso. Poiché non tutti sono tenuti a conoscere l’inglese, vi propongo una traduzione, per poi concedermi - bontà vostra - anche qualche commento.

«La Germania vota per i diritti degli animali
BERLINO, Germania - La Germania è stata la prima nazione europea a votare per garantire i diritti degli animali nella costituzione.


La maggioranza dei parlamentari del Bundestag ha votato venerdì per aggiungere le parole “e gli animali” alla clausola che obbliga lo Stato a rispettare e proteggere la dignità degli esseri umani.
L’impatto maggiore di questa misura sarà di limitare l’uso degli animali nella sperimentazione.
Alla fine, 543 parlamentari della casa bassa del parlamento tedesco hanno votato per conferire agli animali diritti costituzionali. Diciannove hanno votato contro e quindici si sono astenuti.
Ci si attende che la modifica venga approvata anche dal Bundesrat (la camera dei Länder, n.d.R.) durante l’estate.
L’articolo 20a della Costituzione tedesca a quel punto reciterà: «Lo Stato si assume la responsabilità di proteggere le fondamenta naturali della vita e degli animali nell’interesse delle future generazioni.”
La questione è stata discussa appassionatamente dai politici tedeschi per quasi dieci anni.
Gli animali, in Germania, sono già protetti tramite alcune leggi che dettano le condizioni in cui possono essere tenuti in cattività, ma gli attivisti sostenevano che questo non era sufficiente a controllare l’uso degli animali nella ricerca.
Con questo nuovo provvedimento, la corte costituzionale federale dovrà soppesare i diritti degli animali rispetto ad altri diritti consolidati, come quelli di condurre la ricerca o di praticare qualsiasi religione. Questo potrebbe tradursi in maggiori restrizioni sull’uso degli animali per testare cosmetici e farmaci da banco.
Il ministro per la Difesa dei Consumatori Renate Kunast, membro del partito verde che per tanti anni ha fatto pressioni per portare i diritti degli animali nella costituzione, ha accolto il cambiamento come innovativo, ma ha sottolineato che non diminuirà i diritti umani.
“Le persone rimangono la cosa più importante”, dice Kunast.
I membri conservatori del Parlamento si erano opposti, in passato, a questa modifica costituzionale, sostenendo che essa avrebbe posto gli interessi degli animali davanti a quelli degli esseri umani e che sarebbe stata particolarmente dannosa per l’industria della ricerca tedesca.
Gli attivisti per i diritti degli animali dicono che si serviranno delle modifiche costituzionali per cercare di porre fine a ciò che essi definiscono ingiusti trasporti degli animali su lunghe distanze.I legislatori hanno detto che il governo cercherà di assegnare maggiori fondi a progetti che ricerchino alternative all’uso degli animali nella sperimentazione.»

 

I commenti
Questo l’articolo della CNN.
La stessa notizia la si può trovare alla pagina http://news.bbc.co.uk/hi/english/world/europe/newsid_1993000/1993941.stm. Il testo è praticamente lo stesso, quasi parola per parola, ma nella seconda parte vengono aggiunte ulteriori informazioni.
Per esempio che: «Le associazioni dei veterinari hanno salutato positivamente questo voto, ma la Società per la Salute e la Ricerca ha definito questa giornata un Venerdì Nero, e ha detto che porterà all’insicurezza legale nella ricerca e nell’educazione.»
Inoltre: «I partiti dell’opposizione conservatrice si erano opposti per anni agli sforzi degli ambientalisti per introdurre questo emendamento, sostenendo che esso avrebbe legato le mani alla Germania nella ricerca scientifica e che avrebbe portato a una fuga di cervelli.
Ma una norma molto criticata emanata dalla corte costituzionale lo scorso mese di gennaio, che autorizza la macellazione tradizionale islamica degli animali senza l’uso di anestetici, ha fatto crescere il sostegno alla causa animalista.
La corte aveva sostenuto che la libertà di culto era esplicitamente protetta dalla Costituzione, mentre i diritti degli animali no.
Tutti i partiti, inoltre, riconoscono il bisogno di ricostruire la fiducia nell’industria alimentare e agricola, dopo una serie di crisi, dalla BSE all’afta epizootica, dice Rob Broomby della BBC.
Migliori condizioni per gli animali vengono viste come parte di questo programma.»
Per curiosità sono andata a cercare una versione italiana della notizia, per rimanere delusa. Non perché non ci fosse la notizia, ma perché la testata italiana ha voluto subito distinguersi per la sua imparzialità (vedere http://europa.tiscali.it/societa/inchieste/200205/20/diritti_animali.html). Dopo il titolo “I diritti degli animali nella Costituzione tedesca” brilla infatti il sottotitolo: “portare un cane al guinzaglio sarà anticostituzionale?”. Una domanda che non ci farà dormire di notte.
Tra l’altro, la traduzione dell’articolo 20 della costituzione tedesca riportata nell’articolo italiano è incorretta. Si dice infatti che tale articolo recita: «Lo Stato, tenendo conto della sua responsabilità verso le generazioni future, protegge le basi naturali della vita umana e animale (...)». Tale articolo, invece, non cita affatto gli umani ed è citato correttamente nelle notizie cnn e bbc, anche se poi, anche lì, nel corpo dell’articolo si sostiene che i diritti degli animali siano stati equiparati a quelli umani.

L’articolo 20
Per tagliare la testa al toro (infelice espressione!), sono andata a cercarmi il testo in lingua originale tedesca, che riporto fedelmente a beneficio dei tedescofoni, seguito dalla traduzione:
«Der Staat schützt auch in Verantwortung für die künftigen Generationen die natürlichen Lebensgrundlagen und die Tiere im Rahmen der Verfassungmässigen Ordnung durch die Gesetzgebung und nach Massgabe von Gesetz und Recht durch die vollziehende Gewalt und die Rechtsprechung.»
Ovvero: «Lo Stato, considerata anche la responsabilità nei confronti delle future generazioni, protegge le basi naturali della vita e gli animali nell’ambito dell’ordinamento costituzionale tramite la legislazione, e a norma di legge e di diritto, attraverso il potere esecutivo e l’amministrazione della giustizia.»
Quindi, niente paura, i diritti degli animali non vengono affatto equiparati a quelli umani, bensì inseriti nel contesto della difesa della natura e della vita in generale. Questo farà dormire sonni tranquilli a tutti coloro che ci tengono al cosiddetto “primato” dell’uomo sull’animale. E sono molti, come ben sa la Kunast, che si è affrettata a dichiarare, per tranquillizzare tutti: “gli esseri umani vengono sempre per primi”.

Gli animali equiparati all’uomo?
Prima riflessione: perché tutti gli articoli sostengono qualcosa di non vero? Non è vero che l’articolo costituzionale in questione equipari i diritti umani a quelli animali, tanto è vero che gli uomini non vengono nemmeno citati (a loro è dedicato, del resto, tutto il resto della costituzione). Ancora una volta la stampa ci dipinge le notizie in maniera sensazionalistica. Addirittura ci viene paventato un mondo dove sarà un reato portare i cani al guinzaglio, e chissà, magari poco dopo i maiali prenderanno il potere... E su questa base (vedi sito CNN) ci si inventa anche un sondaggio, fazioso nello stesso modo in cui viene posta la domanda: “I tedeschi sono andati troppo oltre nell’equiparare i diritti degli animali a quelli degli esseri umani?”. Risposta impossibile, visto che la domanda non corrisponde a verità. Ma naturalmente la domanda, così come è posta, stimola a rispondere “sì” tutte quelle persone posate e per bene, inorridite di fronte all’idea di un possibile futuro dove questi scriteriati di animalisti imporranno loro per legge - chissà - magari di rinunciare al diritto di ammazzare gli animali quando gli fa comodo. In fin dei conti sono sempre esseri inferiori. Non c’è più religione!

Per tre parole
Sembra inverosimile che tre paroline (di cui una è una congiunzione e un’altra un articolo...) aggiunte alla costituzione tedesca scatenino un putiferio tale come quello che pare si sia scatenato in Germania. Visto in se stesso, il citato articolo della Costituzione tedesca non afferma nulla di strabiliante. Già prima dichiarava che lo Stato difende le basi della vita naturale. Essendo gli animali parte integrante della vita naturale, dovrebbero automaticamente essere inclusi nella protezione della vita e quindi dell’ambiente naturale.
Ma si sa, quando si parla di leggi si parla di cavilli, e anche di politica. La strenua lotta condotta su questo punto dagli attivisti tedeschi, su cui mi sono presa la briga di informarmi sommariamente bazzicando alcuni siti, ha sicuramente conferito a questa battaglia toni, passioni, sottintesi e quant’altro, che a noi che ne stiamo fuori riesce difficile cogliere.
Le leggi, si sa, fanno un sacco di affermazioni di principio, ma poi vanno interpretate; e l’interpretazione spesso si traduce in una limitazione delle affermazioni di principio. Visto che infatti la costituzione sostiene che lo Stato difende l’ambiente naturale - e la Costituzione tedesca non è certo l’unica a sostenere un tale principio - com’è che le condizioni dell’ambiente naturale vanno sempre peggio? Ma perché, naturalmente, bisogna far tornare i conti di tanti altri interessi, altrettanto garantiti dalle costituzioni.
Alcuni di questi sono citati nei summenzionati articoli.
La Costituzione sancisce la libertà di culto? E allora, via, concediamo la barbara uccisione di animali per dissanguamento senza alcun stordimento o anestesia, in barba a tutte le leggi nazionali (e non) sulla protezione degli animali.
La Costituzione sancisce la libertà di ricerca? E via che gli interessi delle multinazionali della ricerca prevalgono su quelli degli animali.
Una battaglia dura e difficile quella di chi sostiene i diritti degli animali, per cercare almeno di ridurre al minimo l’alto pedaggio in vite animali (e a volte anche umane...) che il “progresso” della ricerca sembra esigere.

Una data storica
La difesa degli animali non è certo una novità nelle legislazioni nazionali europee. Ma qui si tratta di costituzione. E la costituzione, si sa, ha ben altro valore, tanto è vero che anche in Germania, per modificarla ci vuole una maggioranza di almeno i due terzi del Parlamento.
La Costituzione fa affermazioni di principio, getta le basi su cui deve essere costruita la legislazione nazionale. In questo sta la grande innovazione rappresentata da questo evento, che rende la giornata del 17 maggio 2002 una data storica per i diritti degli animali.
Se infatti è vero che non si arriva a dare agli animali gli stessi diritti garantiti all’uomo, è però anche vero che il fatto che la difesa della vita animale venga sancita a livello costituzionale, obbliga il legislatore, in futuro, a dover trovare un difficile punto di equilibrio tra i diritti degli animali e quei diritti umani che, nell’espletarsi, influiscono sulla vita degli animali stessi, in molti casi fino a determinarne la sofferenza e la morte. Un equilibrio non facile. Osserveremo con occhi attenti le conseguenze di questo cambiamento.

Conflitto di... diritti
A quanto pare, la battaglia degli attivisti tedeschi ha incontrato soprattutto l’opposizione della lobby della ricerca, in particolare dell’industria chimica e farmaceutica. Non c’è da stupirsi.
Non è questa la sede per elencarvi tutti gli interessi e le motivazioni che stanno dietro la difesa della sperimentazione animale, sui quali potrete informarvi leggendo le numerose opere pubblicate in merito.
A me piace pensare (povera illusa, dirà qualcuno) che in gran parte si tratti “solo” di semplice resistenza al cambiamento, per non dire pigrizia. Della serie: abbiamo sempre usato gli animali e siamo arrivati fin qui; chi ce lo fa fare di cambiare? Abbiamo un sistema già ben oliato e funzionante, gli allevamenti di animali da laboratorio, laboratori di ricerca impostati sulla sperimentazione animale, un’intera società che favorisce l’insensibilità verso la loro sofferenza fin dai primi anni di vita (sulla base del pricipio “meglio non pensarci”, o “ci sono cose più importanti”), per arrivare alla sottile manipolazione delle menti e dei cuori nelle università deputate a sfornare i nuovi ricercatori (ne so qualcosa io che frequento una facoltà scientifica). Quelli più sensibili arrivano a dire: “ci dispiace per gli animali, ma non c’è altro modo”. E la gente comune e poco informata la sistemano con un: “Meglio un topo o tuo figlio?”.
Ok, probabilmente in passato non c’era molta altra scelta. Non c’erano le tecnologie e le conoscenze per agire in altro modo. Ma ormai anche molti scienziati ci hanno detto in tutte le salse che ricorrere agli animali nella ricerca nella maggior parte dei casi è un metodo obsoleto, spesso inutile, in qualche caso dannoso, in altri fuorviante.
Se non ci fosse stata una tale colossale resistenza al cambiamento e manipolazione delle menti, in base a semplici considerazioni logiche i ricercatori avrebbero ormai sviluppato da tempo metodi alternativi alla sperimentazione animale non dico in tutti, ma in molti settori. Quanto tempo e quante risorse sono già andati sprecati!
Siamo capaci di andare su Marte, ma ancora dobbiamo fare a pezzettini un topo per capire se un farmaco funziona (sul topo... sull’uomo chi lo sa?).
E magari, contemporaneamente, avremmo sviluppato un’adeguata legislazione per proteggere i tanto decantati diritti umani anche nella ricerca, visto che alla fine, di fatto, tutti i farmaci devono comunque essere testati sull’uomo (per quanti test sugli animali vengano eseguiti, non si può mai essere certi di cosa succederà quando il farmaco verrà assunto da un essere umano).
Finalmente anche un governo sostiene di voler fare arrivare più fondi alla ricerca di metodi alternativi.

Infinite implicazioni
Ma le implicazioni di questa affermazione di principio non si limitano al campo della ricerca.
Sono tantissimi i settori della vita umana dove gli animali soffrono e vengono sfruttati. Dagli allevamenti in batteria ai trasporti su camion in condizioni invivibili per migliaia di chilometri. Dagli animali nei circhi al commercio, legale e non, di animali esotici che starebbero tanto meglio nel loro ambiente naturale. Dal commercio di cuccioli di cane dall’est, alla insensata caccia “sportiva”. Dalle pellicce al randagismo e ai combattimenti fra cani. Eccetera, eccetera.
E poiché proprio mentre scrivo è in corso il vertice della FAO, mi viene da dire un’altra cosa, solo apparentemente fuori tema. E se iniziassimo a dire al mondo, non più sottovoce, che una mucca deve mangiare più di 20 kg di proteine vegetali per produrre appena 1 kg di proteine carnee per l’alimentazione umana*; che la carne viene consumata soprattutto dagli opulenti paesi industrializzati (e in quantità più che eccessive) e che quindi se tutti noi, non dico diventassimo vegetariani (che sarebbe la cosa migliore per tutti), ma almeno dimezzassimo il consumo di carne, tonnellate e tonnellate di proteine vegetali si renderebbero disponibili per alimentare i paesi sottosviluppati (e senza bisogno di OGM)?
I vantaggi sarebbero parecchi per tutti. Per gli abitanti dei paesi ricchi, poiché è noto che l’eccessivo consumo di carne è dannoso alla salute (e l’allevamento intensivo di animali ha numerosi effetti negativi oltre alla sofferenza degli animali, tra cui l’inquinamento dovuto alle enormi quantità di deiezioni e scarti), e per i paesi poveri, perché renderebbe disponibile immediatamente del cibo, e interromperebbe buona parte dell’abbattimento di foreste eseguito allo scopo di creare pascoli per allevare i capi di bestiame da vendere ai paesi ricchi.
Non intendo certo sostenere che questo, da solo, risolverebbe il problema della fame nel mondo. Sono tante le implicazioni in causa. C’è un intero sistema da modificare... ma se ognuno di noi si chiedesse cosa può fare in prima persona per cambiare in meglio le cose, e iniziasse a farlo...
Come vedete, i diritti degli animali sono spesso strettamente collegati con quelli degli esseri umani, e in particolare con quelli di quegli esseri umani più deboli e che sono sempre gli eterni secondi (o terzi, o quarti...) sulla scena internazionale... proprio come gli animali, che - come ci rassicura la Kunast - vengono sempre dopo l’uomo.

*Informazione tratta dal testo universitario “Fisiologia animale”, di D. Randall, che non può certo essere tacciato di estremismo animalista. Sul sito della LAV (Lega Antivivisezione), si parla invece di 10 kg di cereali per ogni kg di carne. Sullo stesso sito trovate maggiori approfondimenti sul tema: www.infolav.org, cliccando su “un mondo senza fame”.

 


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