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ATTIVITÀ

 

 

Gli animali e la legge: gli animali entrano nella costituzione tedesca
articolo di Elena Grassi

dalla rivista "Passione cani" n. 6, 2002

 

Lo scorso 17 maggio il parlamento tedesco ha votato un emendamento alla costituzione che cita esplicitamente gli animali quali oggetto di attiva protezione da parte dello Stato.

Leggi a protezione degli animali se ne conoscono un po’ in tutti gli Stati, più o meno restrittive e più o meno applicate. Qualcuno potrebbe quindi chiedersi dove sta la novità.
La novità sta nel fatto che qui non si tratta di una legge qualsiasi ma della costituzione, la legge fondamentale, quella che stabilisce i principi imprescindibili che tutte le altre leggi dello Stato devono rispettare.
In questo senso, si tratta di una novità assoluta. Ma veniamo al testo dell’articolo in questione.
L’articolo 20a della Costituzione tedesca recita ora: «Lo Stato, considerata anche la responsabilità nei confronti delle future generazioni, protegge le basi naturali della vita e gli animali nell’ambito dell’ordinamento costituzionale attraverso la legislazione, e a norma di legge e di diritto, attraverso il potere esecutivo e l’amministrazione della giustizia.»
L’emendamento è consistito nell’aggiungere le tre paroline “e gli animali”, mentre il resto dell’articolo è rimasto immutato.
Ma perché si è sentita la necessità di aggiungere quelle tre paroline, quando in fin dei conti, il proteggere le basi naturali della vita dovrebbe automaticamente comprendere anche gli animali?
Gli animalisti tedeschi per la verità si battevano da anni per introdurre i diritti degli animali nella costituzione. Sono talmente tanti i modi in cui gli uomini sfruttano gli animali e infliggono loro sofferenze, che nemmeno le leggi più evolute in loro protezione riescono a dare grossi risultati concreti nella realtà quotidiana.

Un principio fondamentale

Un’affermazione di principio a livello costituzionale era quindi importante per conferire ai diritti degli animali uno status di livello A al posto di quello di livello Q (se non Z) che normalmente rivestono.
Di norma, infatti, quando gli interessi degli animali confliggono con qualche interesse umano (non si parla della vita, ma di interessi economici ma anche di altro genere), l’interesse umano è sempre venuto per primo. Insomma, vinceva il cosiddetto “primato” dell’uomo sull’animale, secondo il quale, alla fine dei conti, l’uomo è superiore e quindi con gli animali ci fa quello che vuole.
Così è successo recentemente in Germania quando, nello scorso gennaio, la corte costituzionale aveva permesso la macellazione tradizionale islamica senza stordimento, dove l’animale muore lentamente per dissanguamento. La base su cui era stata concessa questa pratica era che la costituzione garantisce libertà di culto e non parla di diritti degli animali.
Questa decisione ha scatenato una sorta di rivolta popolare e a quanto pare ha toccato anche i politici, visto che finalmente, dopo dieci anni, anche i partiti che si erano sempre opposti all’emendamento, lo hanno infine firmato. Insomma, si cerca di affermare il principio che il culto è una cosa e le tradizioni sono un’altra, e le tradizioni di altre culture vengono giustamente rispettate fino a quando non violano quelli che nel paese ospitante sono considerati diritti fondamentali. E per fortuna, il diritto fondamentale degli animali a morire, se proprio devono, senza inutili sofferenze, pare sia finalmente entrato nella sensibilità comune.

Gli interessi umani entrano in discussione

Dopo essere stato approvato anche dal Bundesrat (la conferenza dei Länder tedeschi) il 21 giugno, il nuovo articolo della costituzione è entrato in vigore in luglio.
Naturalmente non sono mancate polemiche e c’è stato chi ha paventato spaventose catastrofi per lo Stato tedesco se l’emendamento fosse stato approvato.
Non è mancato chi ha descritto apocalittici scenari in cui i diritti degli animali prevalevano su quelli umani. Siamo ben lontani da questo. La costituzione tedesca non ha messo i diritti degli animali accanto a quelli umani; li ha solo esplicitati in un articolo dove si afferma il principio generale della difesa della vita. Sicuramente, però, alcuni interessi economici e alcune pratiche secolari basate sullo sfruttamento degli animali potrebbero essere in pericolo. Particolarmente preoccupate erano/sono le industrie chimico-farmaceutiche che conducono sperimentazioni sugli animali. Che forse l’entrata dei diritti degli animali nella costituzione tedesca riesca finalmente a dare una spinta fondamentale (che si traduca in maggiore afflusso di fondi) a una ricerca alternativa che non ricorra alla sofferenza degli animali e che, ormai è accertato, è possibile?
Staremo a vedere gli sviluppi futuri.

Un cambiamento importante

Per intanto, si può solo commentare che questa, per chi ha a cuore i diritti degli animali, è comunque una tappa importante. È importante che i diritti degli animali acquisiscano il valore di principi fondamentali. Speriamo che altri Stati seguano l’esempio. Che la difesa dei diritti degli esseri viventi diventi un principio fondamentale per tutti. Finalmente sta entrando nella coscienza collettiva che la libertà di ciascuno finisce dove comincia la sofferenza di un altro, anche se questo altro è un animale. Siamo solo agli inizi e sarà un processo difficile e pieno di contraddizioni. Ma il cambiamento fa parte della vita; fare resistenza e arroccarsi al passato non fa che rendere le cose più difficili.
Nel frattempo, in Italia, non siamo ancora riusciti a decidere se vietare o no il taglio della coda e delle orecchie dei cani.

 

BOX
Anche in Italia coda e orecchie integre per legge?
Intanto, mentre scrivo queste righe (mese di luglio), si è diffusa la notizia della presentazione, da parte del sottosegretario alla salute Cesare Cursi, di un nuovo progetto di legge governativo. Tale progetto, attualmente al vaglio degli altri Ministeri coinvolti, prevede un inasprimento delle pene per i reati di maltrattamento di animali (art. 727 del codice penale). Il disegno di legge richiede inoltre espressamente che l’Italia ratifichi finalmente la Convenzione Europea per la Protezione degli Animali di Affezione, firmata dall’Italia nel 1987, ma mai ratificata attraverso la promulgazione di una legge attuativa. Tale convenzione prevede il divieto di taglio della coda e delle orecchie per gli animali domestici.
Che finalmente arrivi una legge nazionale a porre fine a tutte le discussioni su “taglio sì, taglio no”? Il sottosegretario Cursi ha detto che la legge sarà sottoposta all’approvazione delle Camere subito prima o subito dopo le ferie estive, quindi forse quando leggerete queste righe ne saprete molto di più. Purtroppo i tempi di elaborazione delle riviste mensili non permette di essere “sulla notizia”, ma facciamo del nostro meglio.


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